big data e coronavirus

Ecco come i big data possono contrastare la diffusione del Coronavirus.

Che ruolo svolgono i big data?

Nell’attuale emergenza sanitaria, il contributo proveniente dall’analisi e dalla valorizzazione dei dati è fondamentale al punto di aver portato a una svolta epocale: Apple e Google che collaborano per un progetto sul contact tracing.

La sfida della tecnologia ai tempi del Coronavirus.

Big data e analisi dei dati rientrano tra le tecnologie abilitanti previste dal MISE come driver per l’innovazione delle imprese, anche di quelle piccole e medie. Oggi rappresentano una risposta efficace all’emergenza sanitaria, ma anche quando la tempesta sarà passata le competenze legate a questi ambiti saranno determinanti per le competitività aziendale. Quando si parla di “big data” ci si riferisce a quantità di dati molto importanti, nell’ordine dei miliardi: proprio in questa categoria ricadono, ad esempio, i dati sulla posizione che salviamo nelle nostre timeline o i codici univoci generati continuamente da ogni utente nel sistema di tracciamento previsto da Google ed Apple. Tuttavia le tecniche sviluppate per gestire queste grandi quantità di informazione possono essere utilissime anche su insieme più ridotti, ogni volta che loro numerosità ne impedisce o ne rende inefficiente il trattamento con altri metodi.

Ecco come affianchiamo le PMI in questa sfida: analizziamo il processo di innovazione tecnologica individuiamo e gestiamo la richiesta di finanziamenti e ci occupiamo della pratica per gli incentivi fiscali previsti dal Piano Transizione 4.0 del MiSE: Bonus Formazione 4.0, Bonus Investimenti Sud, Credito d’imposta per beni strumentali.

Perché i dati sono importanti quando parliamo di Covid-19?

Fin dalle prime notizie legate alla diffusione del contagio è apparsa chiara la centralità dei dati nello scenario dell’emergenza Coronavirus. Da un lato molti hanno subito pensato che rendere pubblici e accessibili i dati relativi agli spostamenti e ai pazienti positivi avrebbe permesso di elaborare strategie, previsioni e analisi per contribuire a limitare i contagi, dall’altro questo approccio poneva una quantità di problemi relativi al rispetto della privacy, sia per i dati sensibili, ma più in generale, per l’identificazione degli utenti.

Dalla diagnosi ai trattamenti.

Come possono essere utilizzati, quindi, i big data? Nella situazione attuale i big data hanno trovato molteplici applicazioni dal campo campo biomedico a quello del monitoraggio e della sicurezza.

Ecco alcuni esempi di come i dati stanno contribuendo a combattere il coronavirus senza violare la privacy.

È possibile, ad esempio, rendere anonime le informazioni slegandole dall’identità dell’utente oppure aggregare i dati costruendo mappe basate solo sui loro effetti o ancora conservare i dati sul dispositivo dell’utente e condividerne solo una parte specifica per effettuare calcoli opportuni.

Se, a volte, questi dati sembrano senza senso a uno sguardo umano, essi assumono tutto un altro valore se analizzati con tecniche di machine learning e Intelligenza Artificiale in genere.
Con questo approccio, ad esempio, è stato possibile raccogliere i dati di migliaia di TAC e costruire a una rete neurale (denominata COVnet) in grado di effettuare rapidamente la diagnosi di COVID-19 basandosi solo sui dati della TAC con una precisione del 96%.

Fonte: https://pubs.rsna.org/doi/10.1148/radiol.2020200905

Anche nell’ambito terapeutico, l’unione di dati e tecnologia, sembra essere una risposta vincente!
Se il mondo è concentrato sulla ricerca e analisi di nuovi farmaci e vaccini destinati a contrastare e poi debellare il virus, un ruolo fondamentale è giocato dalla capacità di studiare la struttura tridimensionale delle proteine coinvolte a partire da informazioni genetiche o dalla similitudine dei modelli grafici associati: è questa la strada seguita da molti progetti di “unfolding” nella storia e da AlphaFold, modello di Google DeepMind attivo proprio in questo ambito.

I Big Data per tracciare gli spostamenti.

Ma il maggior contributo dei big data nella battaglia al contagio si è, senza dubbio, registrato nella fase di controllo e tracciamento degli spostamenti.

È stata questa una soluzione già utilizzata in molte nazioni, soprattutto asiatiche. Qui, per garantire il rispetto della quarantena da parte dei soggetti infetti e frenare i contagi è stato utilizzato un mix di software capaci di analizzare i dati provenienti dalle numerose telecamere diffuse nel Paese, addirittura abbinandole con sensoristica in grado di leggere in pochi secondi anche la temperatura corporea. 

I big data e l’intelligenza artificiale, invece, in Italia, sono strumenti utilizzati in chiave prevenzione e diagnosi. Molte le partnership che si sono venute a creare tra società e centri di ricerca e Università, proprio per elaborare soluzioni capaci di migliorare gli interventi di contrasto, di diagnostica e di trattamento.

Big data oltre l’ambito sanitario.

Sembra ormai chiara la necessità di investire in tecnologie relative a big data e intelligenza artificiale, ma non si deve pensare che il progresso in questo campo sia riservato esclusivamente all’ambito sanitario.

Il settore, infatti, già pioniere in ambito innovazione, ha senza dubbio fatto i conti con la necessità di spingere sull’accelerazione dello sviluppo tecnologico, ma tutti i comparti produttivi sono indirizzati lungo questo cammino.

La pandemia in corso, infatti, impone una riflessione attenta sulla necessità di organizzare le attività in una chiave diversa, avvalendosi di strumenti nuovi. Diventa, quindi, fondamentale, riprogrammare le attività e ripensare i modelli produttivi anche in funzione delle opportunità offerte dagli incentivi promossi a favore delle PMI pronte ad accogliere il cambiamento.

Le tecniche di Big Data e Intelligenza Artificiale possono essere utili, ad esempio, nel manifatturiero per effettuare controlli sulla qualità (come dimostrato nel progetto “Visore” del Gruppo Mare) oppure per effettuare manutenzione predittiva o, ancora, per prevedere picchi positivi o negativi nella domanda e inefficienze nella produzione. Molto spesso abbiamo già a disposizione, nelle nostre aziende, quantità e qualità di dati utilissimi che aspettano solo di essere identificati ed elaborati nel modo più utile per diventare una risorsa e un vantaggio competitivo.